restare
Forte dei Marmi è là fuori, viva e desiderabile come sempre. Ma stavolta non siamo noi a cercarla. Lasciamo che sia lei a trovarci. In questo giorno tutto per noi. In questo rifugio sospeso tra i boschi e il mare. Riscoprendo l’arte perduta del beato far niente
Testo di Niccola De Prà - Foto di Alessandro Moggi
È strana la luce del tramonto quando non stai partendo. Quando non hai la valigia in mano, non hai il taxi che ti aspetta, non hai niente da fare se non restare lì, rilassata, ad ammirarla. Irene lo dice sottovoce, quasi tra sé: «Questa luce la vedo sempre di corsa». È vero, succede anche a me. Ma non le rispondo. Semplicemente, mi godo questo attimo di perfezione. Osservo la luce cambiare istante dopo istante mentre il sole cala lento dietro le alture della prima costa ligure. Rosa e oro. Verdi intensi e riflessi d’ambra. Il mare laggiù che brilla come un’idea lontana. Per una volta, non stiamo andando da nessuna parte. Siamo già arrivate.
La mattina comincia piano, come piace a noi. Il vassoio della colazione appare quasi per magia sul tavolo della terrazza: il caffè, i cornetti, i pasticcini, le fragole della campagna versiliese... Nessuna sveglia. Nessuna agenda. Solo l’aroma inconfondibile dell’elicriso in fiore. La fragranza balsamica dei pini. La freschezza ombrosa del bosco che ci circonda. Il canto di un merlo nascosto tra i rami dei lecci. «Vieni», dice Giorgia. «La mattina presto il giardino è un incanto».
Ha ragione. Percorriamo sentieri e vialetti che si inoltrano nel fitto di una vegetazione rigogliosa e sorprendente. Di tanto in tanto si apre uno scorcio sulla pianura che lambisce il mare, l’antico specchio del Lago di Porta ai nostri piedi, Livorno e Spezia ai due estremi del lungo arco costiero. Camminiamo in silenzio, scoprendo angoli inattesi: una panchina-scultura in pietra, una grande mano in metallo su cui sedersi e dondolare, un tavolo con una suggestiva poesia incisa nel marmo. Il tempo, qui, ha un peso diverso. Si posa sulle cose, le tiene ferme. E trattiene anche noi.
Troviamo il laghetto quasi per caso scendendo lungo un pendio. Acqua di un verde profondo che riflette il cielo. Il silenzio rotto solo dal cra-cra delle rane e dal gocciolare di un canaletto di scolo. Irene sceglie il sole. Con il mio inseparabile libro, io decido invece di salire fino a un piccolo belvedere che emerge appena dal fresco abbraccio dell’edera. I pensieri pian piano si fanno più lenti. Poi anche loro si fermano.
Percorriamo sentieri e vialetti che si inoltrano nel fitto di una vegetazione rigogliosa e sorprendente. Di tanto in tanto si apre uno scorcio sulla pianura che lambisce il mare, l’antico specchio del Lago di Porta ai nostri piedi, Livorno e Spezia ai due estremi dell'ampio arco costiero
Il pranzo in giardino, che gioia! Qualcosa di semplice e di perfetto, con la luce che filtra obliqua tra le fronde disegnando ombre lunghe sul candido marmo. Una ricca insalata. Un bicchiere di bianco fresco al punto giusto. Parliamo di tutto e di niente. Scherziamo. Ridiamo. Chiacchiere fra amiche. Pensieri in libertà. Poi torniamo in terrazza e Giorgia tira fuori le carte. «Una mano sola», promette. Ne giochiamo sei.
Il pranzo in giardino, che gioia! Qualcosa di semplice e di perfetto, con la luce che filtra obliqua tra le fronde disegnando ombre lunghe sul candido marmo. Una ricca insalata. Un bicchiere di bianco fresco al punto giusto. Parliamo di tutto e di niente. Scherziamo. Ridiamo. Chiacchiere fra amiche. Pensieri in libertà
Il pomeriggio scivola via così, fra letture e sonnellini, giochi, passeggiate, sguardi al paesaggio e ai suoi colori che mutano ora dopo ora. Abbiamo scelto di non fare niente e questa giornata senza impegni ha qualcosa di rivoluzionario. Forte dei Marmi è lì, viva e desiderabile come sempre. Ma stavolta non siamo andate a cercarla. Lasciamo che sia lei a trovarci.
Poi ecco la luce del tramonto. Una parabola lenta, lentissima e languida verso la sera. Ma prima che il buio cancelli il paesaggio c’è ancora un momento tutto per noi. Un po’ di musica, un passo di danza, le braccia protese verso il cielo. Felicità in controluce. Istanti che vorremmo far durare per sempre. E ripensiamo a tutte le volte che a quest’ora stavamo correndo da qualche parte. Ma non stasera. Stasera restiamo. In questo momento, in questo luogo perfetto al quale ormai apparteniamo.
in simbiosi con la natura
Testo di Francesca Navari
La simbiosi con la natura conferisce eternità ad ogni progetto. Tiziano Lera, bioarchitetto di fama internazionale, dà forma a dimore che dialogano con l’ambiente, bilanciando modernità e memoria. Per il servizio fotografico di queste pagine ci ha aperto le porte della sua casa La Sughera in località Palatina, dove l’abbraccio di fiori, piante e animali rende la visita un’esperienza da assaporare, fra paesaggi che diventano dipinti, sculture di importanti artisti a punteggiare il grande parco, poesie incise su tavoli e panchine e un dolcissimo pony che accompagna ogni passo, a sintetizzare la bellezza della vita. «Trentacinque anni fa mi innamorai di questo posto», racconta Lera, precursore della sostenibilità e dell’architettura biosistemica «e decisi di vivere in modo immersivo un luogo già progettato da Dio. Originariamente era un lembo della Corsica e ancora profuma di elicriso, con panorami che spaziano dalla costa al Lago di Porta. Qui ho trovato il senso della mia filosofia di architetto naturalista per unire storia, natura, arte e architettura. Recuperai parte di questo albergo mai finito e lo completai con materiali del luogo, inserendo calcare cavernoso per i pavimenti, argilla e calce per gli intonaci. C’è il fluire della brezza a rinfrescare gli ambienti e ci sono grotte naturali per ritirarsi a meditare. Ogni località della Versilia ha una diversa poetica, intrisa di epoche e stili, e la conoscenza del territorio è un fondamentale punto di partenza. Gli effetti speciali non mi convincono: la contemporaneità impone valori di sismica, sicurezza e domotica, ma è il naturale equilibrio che consegna l’identità alle future generazioni».
L'architetto Tiziano Lera
Location: Villa La Sughera | Photography: Alessandro Moggi | Styling: Francesca Bertini | Hair & Make Up: Sara Martini Muah | Clothes: Boutique Frog Firenze, Filberg.Design, Collezione Lera | Beachwear: KC Beachwear | Models: Irene e Giorgia for Casting Firenze Model Management | Table setting: Cose Belle Home | Floral styling: L’Arcobaleno Arte del Fiore