la parabola di Roberto
Testo di Stefano Roni - Foto di Nicola Gnesi
Un luogo si può amare al primo sguardo. Innamorarsene d’impulso. Ma il vero amore, il sentimento profondo e duraturo che rapisce l’anima, non può prescindere dalla comprensione. Innamorarsi di Forte dei Marmi è facile. Ben più difficile è comprenderlo. Serve tempo. Ci vuole pazienza. Occorre andare oltre l’apparenza, ascoltare. E saper distinguere chi Forte dei Marmi l’ha fatto e l’ha plasmato da chi è capace e bravo a coglierne soprattutto i benefici.
Roberto Santini apparteneva alla prima categoria, quella degli uomini e delle donne che il Forte l’hanno plasmato. Non tanto progettando miracoli a tavolino, bensì cercando di coltivare giorno per giorno – con azioni e sensibilità, amore e buon senso – l’anima fortemarmina. Nella sua attività di balneare, di consigliere comunale, di rappresentante di associazioni, organismi e realtà paesane, Roberto ha seguito sempre l’idea semplice di una Forte dei Marmi esclusiva ma non elitaria, nobile ma orgogliosa nel rivendicare l’umiltà delle proprie origini, sempre alla moda eppure, all’apparenza, immutata e immutabile. L’idea semplice di una Forte dei Marmi che deve saper piacere senza compiacere, saper stare sul mercato senza svendersi, crescere e migliorare ma non a scapito della propria essenza.
Il suo bagno Piero incarna alla perfezione questa idea di Forte dei Marmi. Ma il vero lascito del “bagnino” Roberto Santini resterà sempre la sua visione chiara e nettissima. Nell’estate del 2016, quando la Bolkestein sembrava già minacciare da vicino il modello balneare familiare di Forte dei Marmi, Roberto raccontò a ForteMagazine degli ingenti investimenti fatti sulla spiaggia nonostante il rischio aste. E concluse così il suo ragionamento: «Non ho rimpianti per l’investimento, perché penso che nel comparto turistico cittadino ci siano ormai troppe posizioni di rendita, un male che al Forte dovremmo evitare. Cito sempre in proposito la “parabola dei talenti”: noi abbiamo ricevuto un bene in concessione e dobbiamo dimostrare di averlo messo a frutto nel migliore dei modi e non solo sfruttarlo fino a esaurirne la convenienza». Come dire: non basta essere custodi dei doni preziosi che abbiamo ricevuto. Solo mettendo in campo responsabilità e coraggio Forte potrà davvero continuare ad essere Forte.