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Arts & Culture

la rivoluzione della macchia

giugno 2022 - Numero 22
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la rivoluzione della macchia

Giovanni Fattori, massimo esponente del movimento macchiaiolo, fu un “osservatore minuzioso” del mare, della costa e dei paesaggi toscani. Una bella mostra lo celebra al Fortino

Testo di Cristina Conti - Foto courtesy of Società di Belle Arti

“Amo il mare perché nato in città di mare”. Se pronunciata da un artista, una frase del genere assume quasi un valore programmatico. E ad affermarlo, nei suoi scritti autobiografici, è proprio uno dei maggiori artisti italiani dell’800: Giovanni Fattori, nato nella città di mare di Livorno e maggiore esponente di una corrente artistica, quella dei Macchiaioli, capace di imprimere una svolta verso la modernità alla pittura italiana del suo tempo. Il mare, la costa e il paesaggio toscano sono in effetti un motivo ricorrente nelle opere di Fattori e dei Macchiaioli. In particolare quel tratto di costa intorno a Castiglioncello, sul litorale livornese, che per tanti versi ricorda il paesaggio versiliese ottocentesco e ancora incontaminato: le pinete, nelle quali i raggi di luce penetrano a fatica, e le spiagge ampie e dorate, inondate di sole.

A Castiglioncello possedeva una tenuta il critico fiorentino Diego Martelli che, a partire dal 1862, aveva preso l’abitudine di ospitarvi amici pittori come Giuseppe Abbati, Raffaello Sernesi, Odoardo Borrani, ovvero il gruppo della cosiddetta Scuola di Castiglioncello. E anche Fattori, che, già affermato, inizia a frequentare la tenuta di Martelli nel 1866, e Silvestro Lega, altro esponente di spicco del movimento macchiaiolo. Artisti provenienti da varie parti d’Italia, che si incontrano in Toscana, a Firenze, al “Caffè Michelangiolo”. E condividono le stesse idee nuove e rivoluzionarie sulla pittura, ma anche gli ideali politici del Risorgimento.

«I Macchiaioli sono il primo esempio di un gruppo di artisti indipendenti che rivoluziona la pittura grazie a una tecnica in cui la luce è il cardine», spiega la storica dell’arte Elisabetta Matteucci. «La loro innovazione, dal punto di vista della tecnica, consiste nel giustapporre, sul supporto scelto – tavola o tela – macchie di colore, in modo da contrapporre luce e ombra. E la luce diviene un modo di plasmare le immagini».

I Macchiaioli sono il primo esempio di un gruppo di artisti indipendenti che rivoluziona la pittura grazie a una tecnica in cui la luce è il cardine

  • Giovanni Fattori, La strada bianca

  • Giovanni Fattori, Cavallo bianco

  • Giovanni Fattori, Viale con buoi e spaccapietre

  • Giovanni Fattori, La scolarina

La volontà di cambiare radicalmente la pittura pone i Macchiaioli in diretta relazione con gli Impressionisti francesi, con cui condividono anche un linguaggio, almeno apparentemente vicino. Anche se gli esiti saranno profondamente diversi. «Fino a quel momento, la pittura di paesaggio era elaborata in studio basandosi su schizzi presi dal vivo, che venivano riprodotti e ‘abbelliti’, escludendo i particolari disturbanti. Loro semplicemente aprono la finestra, si recano in mezzo al ‘vero’, alla natura, e la raffigurano in uno dei suoi infiniti e mutevoli momenti», sottolinea Matteucci.

Di questo c’è ampia traccia nella mostra “L’universo di Fattori”, allestita dal 22 luglio al 20 novembre al Forte Leopoldo I di Forte dei Marmi, il cui catalogo è curato da Elisabetta Matteucci con Claudia Fulgheri e Francesca Panconi. La mostra, che conta una cinquantina di opere, è articolata intorno ai temi più caratteristici dell’artista livornese: gli eventi bellici del Risorgimento italiano, la ritrattistica e gli studi di paesaggio del periodo di Castiglioncello, come La Punta del Romito e La Punta del Romito con barche e pescatori.

Fattori è uno straordinario paesaggista, ma il paesaggio, quello marino in particolare, è ricorrente nelle opere dei Macchiaioli, e in particolare di Borrani e Sernesi. «I loro sono paesaggi inondati di luce, che raffigurano una natura ancora incontaminata, in cui la presenza umana, quando c’è, ha appena un ruolo comprimario», dice Matteucci. E aggiunge un particolare curioso. «A partire da un certo punto, proprio per dipingere i paesaggi, scelgono di adottare un supporto fortemente longitudinale: si tratta dei coperchi di mogano delle scatole di sigari Avana che, oltre a essere in legno pregiato e con una venatura molto marcata, consentono, per la loro forma, di realizzare visioni estremamente panoramiche». Una sorta di visione in Cinemascope, insomma, qualche decennio prima dell’invenzione del cinema.

  • Giovanni Fattori, Uliveta a Careggi

  • Giovanni Fattori, Buttero e cavalli lungo il mare

  • Giovanni Fattori, Pastura maremmana. Cavalli al pascolo

I piccoli oli su tavola sono una produzione tipica e caratteristica di questo gruppo di artisti. Spesso realizzati sulla spiaggia o sugli scogli, in riva al mare, dove la luce è più pura, più libera, e dove quindi è possibile studiare il variare della sua intensità, del suo colore, nelle diverse ore del giorno, nel passare delle stagioni, nel mutare del tempo dal soleggiato al nuvoloso. Nei suoi scritti autobiografici, Fattori si descrive come un “osservatore minuzioso del mare, in tutte le sue fasi”, di quella natura ‘dal vero’ che è al centro della pittura dei Macchiaioli.