i miei pensieri nell’abbraccio del mare
«Il mare lo sento dentro, addosso, come il sale sulla pelle: siamo inseparabili»: il fotografo Filippo D’Eugenio e il suo incondizionato amore per la Versilia
Intervista di Silvia M.C. Senette - Foto di Nicola Gnesi
«Il mare è una presenza che senti davvero solo quando te ne vai: è un abbraccio pronto a raccogliere ogni tuo pensiero». Filippo D’Eugenio, classe 1994, è un’anima sospesa tra le vette e il sale. Nato a Trento ma cresciuto al Forte, ha abbandonato ingegneria durante il lockdown per tradurre la realtà in fotogrammi. Oggi vive a Milano e si è affermato come fotografo specialista in still life, ma con il progetto “Salt and Sea” ha messo a nudo la lontananza dal mare. Nelle sue parole, oggi, esplora il legame viscerale tra la poetica degli oggetti e l’estetica di una Versilia che, per lui, resta ostinatamente un paese. Cresciuto al Forte, oggi scatta le Dolomiti e vive a Milano. Quando inquadra il litorale, lo fa con la fame di chi ritrova casa o con il distacco di chi appartiene ormai alla metropoli? «Non mi sentirò mai un uomo di metropoli: Milano corre a tremila all’ora e mi affascina, ma io appartengo alla lentezza del litorale. Quando scatto al Forte mi immedesimo in chi abita lì, inclusi i miei genitori, anche se “Salt and Sea” è nato dal mio essere diventato un orfano del mare. È uno sguardo colmo di nostalgia: cerco di catturare ciò che mi manca. Il mare lo sento dentro, addosso, come il sale sulla pelle: siamo inseparabili». La sua estetica usa i colori pastello di Martin Parr e la precisione dello still life di Nicolas Polli. Come evita la trappola della cartolina vintage in un set “già pronto” come il Forte? «Il segreto è nel dettaglio. Mentre la cartolina propone vedute ampie e retoriche, io cerco il particolare materico. Fare still life mi ha insegnato a guardare gli oggetti in modo originale: porto quel rigore sul pontile, tra pescatori e surfisti. Mi allontano dal centro, una boutique a cielo aperto, per cercare i luoghi del cuore come la Versiliana. Uso la luce zenitale di mezzogiorno per schiacciare le ombre e restituire una positività che non è nostalgia seppiata, ma materia viva e presente». Se dovesse costruire in studio uno scatto che riassuma l’anima del Forte usando solo oggetti e luci, cosa vedremmo sul tavolo? «Sceglierei un secchiello per la sabbia di quelli che usavo da bambino, ma inondato dalla mia “makeup palette” di colori pastello. Userei una luce verticale purissima e riflettori bianchi su ogni lato per aprire totalmente le ombre. Sarebbe uno scatto che parla di semplicità e di una luce che non nasconde nulla e rappresenterebbe il mio Forte: un luogo che resiste come paese, nonostante l’avanzata dei grandi brand, e che per me resta un amore incondizionato».
Uno scatto di Filippo D'Eugenio del progetto "Salt and Sea"