la vita vera è fra le onde, nel respiro del vento
Meet the locals: Michele Alessandro Lari. «...dico sempre: tanto vento prende la vela, tanto ne respiro io...»
Intervista di Titti Chiarello - Foto di Annalisa Ceccotti
Aveva da poco compiuto tre anni Michele Alessandro Lari quando per la prima volta, insieme al padre Agostino, è salito a bordo di una barca a vela. E da allora possiamo dire che non ne è più sceso. Perché se l’amore per la barca a vela ti cattura, è per sempre. Infatti Michele, ora ventenne, ha già undici anni di regate sulle spalle, perché nascere e crescere al Forte vuol dire anche questo, soprattutto se le radici familiari affondano nel mare, prima ancora che nella terra. Michele, come nasce la tua passione per la vela? «Posso dire di averla nel dna, mi scorre nelle vene da sempre. Il mio bisnonno Agostino era Capitano di Veliero: portava i marmi di Carrara dal pontile caricatore del Forte fino in Cina e in Giappone, tanto che si era guadagnato il soprannome di “Gu di Cina”. Mio nonno Alessandro invece ha fatto conoscere la Forte dei Marmi della vela in tutto il mondo, vincendo moltissime regate come skipper e responsabile tattico della mitica Yena, classe ior dell’armatore Sergio Doni. Vent’anni di successi, tanto che nel 1980 Yena fu proclamata barca dell’anno. Mio padre Agostino è stato invece tra i cento migliori velisti italiani nella classe Finn e ha partecipato alle qualifiche per le olimpiadi». E tu quando hai fatto la tua prima regata? «Avevo nove anni, nella classe Optimist, e da allora è stato un crescendo di esperienze e di regate. Ho avuto le mie soddisfazioni e oggi sono nella 420, una classe considerata intermedia tra le giovanili e le olimpiche, e sto anche studiando per prendere la patente nautica. Faccio fatica a stare lontano dal mare e dal vento!». L’amore per il mare, per la vela dominano quindi la tua vita? «Sì, anche se studio giurisprudenza a Pisa e d’estate lavoro come cameriere in un prestigioso albergo del Forte, per me andare in barca a vela è vitale, come respirare. Infatti dico sempre: “tanto vento prende la vela, tanto ne respiro io”, perché in fondo siamo la stessa cosa, ci nutriamo entrambi di vento e di mare. Lì per me è la vita vera, quella che vale la pena di essere vissuta. È un respiro per l’anima. Per questo mi alleno tre volte a settimana, ed esco in mare tutte le volte che le condizioni meteo me lo permettono».